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Facile dire espadrillas

Le differenze tra quelle di oggi e quelle storiche



Mi è capitato di notare, soprattutto come membro di giurie storiche, che le calzature sono spesso il tallone d'Achille di un abbigliamento storico.

Le scarpe, invece, sono importanti nella ricostruzione del complesso vestimentario di un personaggio, perché contribuiscono a definirne il ceto e non mancano di essere anch'essi accessori alla moda.


Accade di sovente che ai piedi per lo più di popolani e personaggi umili (ma in qualche caso anche di ricche dame, sorprese magari nel sollevare le vesti per muoversi) compaiano le semplici ed economiche espadrillas, che però non sono, come vedremo, una soluzione adatta al Medioevo o al Rinascimento.


E dato che ho visto in varie occasioni nascere discussioni riguardo alla storicità di questo tipo di calzatura, che viene spesso attribuita proprio al periodo medievale, ritengo utile mostrare, mediante una chiarissima iconografia e un fantastico, anche se poco noto, reperto originale, la grande differenza che separa le scarpe in corda che abbiamo oggi da quelle del passato.


Perché, sì, le espadrillas esistevano nel medioevo (di solito erano chiamate alpargatas, mentre il termine espadrillas deriva dal medievale espardenyas che si riconduce al materiale con cui erano fatte, l'esparto), ma erano tipiche della Spagna, ed avevano una forma decisamente differente da quelle dell'Ottocento a cui si ispirano quelle moderne.

Si guardi a questa immagine tratta dal libro di preghiere di Alfonso V (BL Add. 28692), manoscritto spagnolo del 1443 circa, che ritrae Davide che uccide Golia. Se si riesce a non essere attratti dai dettagli della brigantina del gigante, si noterà che Davide ai piedi porta delle calzature di corda che sono le alpargatas medievali diffuse in Aragona e che rimarranno in uso soprattutto nella zona Pirenaica fino ai giorni nostri.

Si tratta però di calzature poco coprenti ed infatti egli le indossa con le calze complete che gli avvolgono anche il piede, e assomigliano straordinariamente alle alpargatas di Stephan Praun III (1544-1591), oggi conservate a Norimberga nel Museo Nazionale, assieme ai suoi indumenti da pellegrino. Egli fu Segretario di Stato dell'imperatore Massimiliano alla corte del Sultano a Costantinopoli e presso le corti reali in Inghilterra, Spagna e Portogallo, e nel 1570 circa compì un pellegrinaggio a Santiago, adottando quindi i costumi dei pellegrini spagnoli.

Il reperto e l'iconografia mostrano due cose:


1- A un secolo e mezzo di distanza le alpargatas mantengono la stessa struttura (che, è bene notarlo, manca di elementi in stoffa aggiunta, come nelle loro sorelle moderne), con una punta chiusa e lacci per stringerle alla caviglia.

2- Sono accessori economici che denotano povertà, vera o perseguita. Infatti Davide era un pastore e l'abbigliamento dei pellegrini è sempre mirato ad annullare l'ostentazione e valorizzare l'umiliazione anche estetica del fedele.


In più, per il periodo medievale e rinascimentale, sono tipici dell'area spagnola e risultano sostanzialmente assenti altrove.

Questa sorta di "pianelle di corda" rimasero in uso a lungo nella penisola iberica, soprattutto nelle zone pirenaica e catalana, e in altre zone di cultura spagnola, tra cui il Sud America, divenendo infine famose nel mondo solo nel Novecento, alla luce di una "riscoperta" e "reinvenzione" di questi accessori tradizionali da parte dell'alta moda.

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