Amedeo, Ludovico e la sig.na Francesca

Per celebrare tre anniversari


Immaginate di leggere questo post ascoltando la sonata per pianoforte in MI maggiore n.30 op.109 (e se volete potete farlo per davvero, vi linko qui sotto la magistrale esecuzione di Vladimir Ashkenazy).

Ok, ora che le note di uno dei più grandi compositori di tutta la storia vi accompagnano, pensate che questa melodia compie in questo sfortunato 2020 esattamente 200 anni. È stata composta nel 1820, unica di tre sonate che Beethoven aveva promesso entro l'anno all'editore Schlesinger.

In quell'anno anche Beethoven poteva festeggiare un anniversario piuttosto importante per lui: compiva cinquant'anni!

Per la precisione, in realtà, non si sa se fosse nato il 15, il 16 o il 17 dicembre 1770, ma la città è certa, la piccola ma vivace Bonn, che nel periodo delle due Germanie sarà capitale dell'Ovest.

Beethoven è un vanto tutto tedesco.

E così si rivela anche il secondo anniversario che questo anno ci impedisce di celebrare degnamente: Ludwig van Beethoven è nato un quarto di millennio fa!

Ed è nato in una Europa così differente da quella di oggi...nell'arco della vita del compositore si avvicendarono Re e Imperatori, guerre e rivoluzioni e il Vecchio Continente fu travolto dalla parabola napoleonica (N.B. del Bonaparte l'anno prossimo saranno 200 anni dalla morte!).

Ma come accade spesso, se si cerca abbastanza bene tra i numeri, collegamenti piacevoli sono sempre possibili e così, in quello stesso 1770 in cui Ludwig sviluppava più le sue doti canore di infante, c'era invece un altro mito della musica che riceveva un imprimatur che in tempi recenti ha fatto molto più discutere che allora: il 9 ottobre 1770 a Bologna, dopo aver studiato in estate con il più grande teorico di musica del tempo, Padre Giovanni Battista Martini, Wolfgang Amadeus Mozart superava l'esame della Filarmonica e diveniva, all'età di 14 anni, Accademico Filarmonico ricevendo il diploma di Maestro Compositore.

Ancora oggi al Museo Internazionale della Musica di Bologna sono esposti i compiti presentati dal giovane Mozart per l'esame di 250 anni fa e da tempo si discute se in realtà il genio della musica abbia o meno copiato!

Sembra fra l'altro che ciò sia avvenuto proprio grazie all'aiuto del padre Martini, suo grande fan, ma consapevole che le composizioni di Mozart non sarebbero state adatte o all'altezza dell'esame: allora gliele avrebbe riscritte e lui le avrebbe ricopiate e poi consegnate all'esame. Insomma, altro che bigliettini!!! Recenti studi, però, sembrerebbero contraddire questa versione: insomma un bel giallo!

Comunque ecco una bella coincidenza, mentre Mozart prendeva il suo diploma Beethoven si gustava ancora il calore confortante del ventre della mamma (e sarebbe arrivato a Vienna nel 1792, proprio l'anno successivo alla morte del grande salisbughese).

Ma si tratta in fin dei conti ancora di Storia con la maiuscola, quella di cui stiamo parlando. Io invece ora vorrei parlarvi di una storia piccola, tanto piccola che ne conosciamo solo un frammento: quella di Francesca Paola Astolfi, di Rapagnano, in provincia di Fermo.

Il documento, scritto con una grafia non elegante ma chiara, stabilisce chiaramente la dote richiesta dal futuro marito: 50 scudi "di moneta romana con tutti li panni di Lana, Lino, Seta et altro che ad uso della medesima [sposa] trovasi in casa".

Quello che ci è dato sapere di Francesca (le cui fattezze ci sono ovviamente ignote, ma che poteva essere vestita non molto diversamente dalla donna qui sotto, raffigurata dal pittore settecentesco Giacomo Ceruti) non è molto di più: che i fratelli la "dessero" al futuro sposo, come era prassi, significava anche che fosse già orfana, e possiamo valutare la sua una dote di valore non elevato ma non misera, soprattutto in un paesino delle Marche che perfino oggi conta poco più di 2000 anime.

Però il documento che conservo tra le carte raccolte negli anni qua e là da antiquari e mercatini, non vale ai miei occhi meno degli spartiti di Mozart, è solo una delle tante facce della realtà del tempo, che ci dà modo di conoscere quello che i documenti illustri non mostrano, la vita della gente comune, che coltivava e produceva e permetteva ai mecenati di Mozart e Beethoven di dare loro la sicurezza economica di cui avevano bisogno per comporre le loro opere immortali.

E allora, in fin dei conti, forse possiamo ammettere che anche questi documenti, spesso ignorati anche dagli studiosi, sicuramente dal grande pubblico (anche perché capita di rado che qualcuno glieli spieghi!), hanno contribuito in minima ma non trascurabile misura alla bellezza prodotta 250 anni fa.

Insomma, esattamente dopo un quarto di millennio dal suo accordo matrimoniale, mi sento di dire che un po' è merito anche di Francesca se le meravigliose composizioni di Ludwig e Wolfgang Amadeus (o come li avrebbe chiamati una semplice ragazza di campagna, Ludovico e Amedeo) ancora oggi possono farci sospirare sognando le gallerie degli specchi dei palazzi viennesi.

Grazie a tutti e tre e a voi che avete letto fino a qui!

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